Connie Jo Forni

03/02/12 11:29:04  •  Stampa questa pagina

Connie

Sono nata ad Alamosa, in Colorado, un freddo mattino di maggio del 1954, secondogenita di una famiglia di ceto medio. Il clima rigido di quel paese si dimostrò però troppo deleterio per la mia salute estremamente cagionevole. Così la mia famiglia dovette trasferirsi nel caldo desertico dell’Arizona. Mentre tale cambiamento giovò considerevolmente alla mia persona, mio padre non riuscì mai ad abituarsi al suo nuovo lavoro e le continue tensioni e liti familiari portarono presto i miei genitori alla separazione. Mio padre tornò in Kansas, il suo stato d’origine, e mia madre portò me e mio fratello in California, ad abitare con sua zia.

Mia madre non poteva occuparsi di due bambini da sola e mantenerci con il lavoro che aveva. Così, avendo rinunciato al divorzio, la sua unica opzione fu di ritornare a stare con mio padre in Kansas. Avendo perso tutti i loro beni durante la separazione, ricominciarono da capo, vivendo con il mio inospitale nonno paterno. Mia madre non riuscì mai a rifarsi quella vita agiata che desiderava, e i numerosi contrasti, la depressione e l’infelicità la portarono all’internamento in un istituto che si occupava di problemi mentali, per la prima volta, quando avevo cinque anni.

I ricordi dei miei anni scolastici si perdono tra continui traslochi da un parente all’altro e tra le varie scuole che cambiai, trasferendomi da una piccola città del Kansas all’altra. Diventai insicura e introversa, vivendo con la vergogna che mia madre fosse pazza. Sognavo spesso di avere una vita “normale”, una casa graziosa e tante belle cose di cui potessi essere fiera. Volevo degli amici, ma più d’ogni altra cosa, un luogo a cui potessi sentire e sapere di appartenere.

Finendo gli studi superiori, mia madre uscì dall’istituto di cura e si procurò un lavoro dignitoso. Dal mio canto, pensavo di iscrivermi all’università così da poter assomigliare sempre più agli amici che frequentavo e poter, in tal modo, occupare un posto migliore in questo mondo.

Un mese prima di partire per il college, sentii alla radio che il movimento cristiano “Jesus People” era giunto in città e che avrebbe tenuto un concerto tutto il giorno. Mi recai con alcuni amici nel pomeriggio, ma ridemmo e scherzammo per tutto il tempo senza veramente ascoltare granché. Più tardi quella sera, tornando a casa da sola, mi fermai nuovamente nel luogo dove erano riunite quelle persone per ascoltare ciò che avevano da dire. Mi tenevo a debita distanza, così da non poter essere notata da nessuno. Non volevo ammettere che avevo bisogno che Dio cambiasse la mia vita, in quanto era qualcosa che riguardava tossicodipendenti e prostitute, non una “brava ragazza” come me.

Mentre quell’ uomo predicava, mi sentii molto a disagio nell’ascoltare la sua definizione di peccato. Asseriva che chiunque non conoscesse personalmente l’amore e il perdono di Gesù Cristo era un peccatore. Rimasi sconvolta dalla semplicità del suo messaggio. A lui non importava chi fossi o cosa avessi fatto: ero soltanto un’altra anima perduta sulla via dell’inferno. Mi sentii gravemente offesa da quelle parole e volevo andare via di lì, ma lo Spirito di Dio toccò il mio cuore dicendo: “Questo messaggio è proprio per te”.

A quel punto, guardando indietro alla mia vita, non vi trovai nulla di buono. Vidi solo ferite che avevano causato in me odio e gelosia che, a loro volta, avevano imputridito il mio cuore come un dente cariato e tanto rancore che mi impediva di ammettere che tutto ciò che quel predicatore affermava era vero. Ero veramente sola, infelice e impaurita. Ma d’improvviso un’ondata d’amore e affetto mi investì completamente e seppi allora che Dio era là per incontrarmi. Gli chiesi di perdonare tutti i miei peccati e mi sentii pulita e rigenerata.

Mi sentii veramente accettata da Lui e non perché fossi accettabile per quello che ero, ma perché Egli mi aveva appena resa tale. Sapevo che ora Gesù viveva in me ed era tutto ciò che importava.  Invece di iscrivermi all’università, mi unii al gruppo dei Jesus People e partii di casa non avendo alcuna idea di cosa avrei affrontato. Sapevo solo che dovevo andare e raccontare ad altri ciò che Gesù aveva fatto in me. Dopo aver viaggiato due anni attraverso l’America con il gruppo, giunsi in Europa con la prima opera missionaria stabile e sono rimasta qui da allora. Mi sono sposata con David Forni nel 1984 in Sicilia e abbiamo tre figli già grandi, tutti nati e cresciuti nel team in Italia.

In questo ministero ho trovato finalmente il luogo a cui posso dire di appartenere ed è qui che ho definitivamente messo le mie radici. Anche se inizialmente eravamo soltanto dei giovani “Jesus People” pieni di zelo ed energia per raggiungere altri giovani perduti, ora siamo missionari a tempo pieno, ancora pieni di dedizione per raggiungere i bisognosi. Sono nel ministero “Cristo è la Risposta” da 41 anni, divenendo, in tal modo, il membro con la più lunga permanenza.

Mi è stato detto più volte che il nostro gruppo era più attivo e spirituale quando vivevamo in tende, privi di ogni comfort. Ma non penso che tali grandi privazioni – così come le  grandi ricchezze – possano portare a maggiori successi spirituali. Ringrazio Dio per tutte le persone meravigliose con cui ho potuto lavorare durante questi anni. Alcune hanno contribuito all’opera per un tempo e hanno preso in seguito altre direzioni; altre, invece, sono rimaste in questo ministero, raggiungendo magari altri gruppi all’estero. È per me un privilegio poter servire il Signore ed essere parte di ciò che Egli sta facendo oggi in Italia.