Antonio Rubino

03/07/12 10:41:59  •  Stampa questa pagina

Antonio
Fin da quando ero piccolo avevo un desiderio dentro di me: quello di diventare qualcuno in questa società. Pensavo che diventando qualcuno, avendo una certa posizione, sarei stato veramente felice. Cominciai a praticare diversi sport: tennis, sci, box, un po’ tutto a livello di divertimento.

Verso l'età di 16 anni venni attirato dalla moda del "paninaro" e mi vestii in una certa maniera per sentirmi accettato dai miei amici. Trovai un posto di lavoro in un albergo, dove rimasi per quattro anni. Parecchie di queste cose che compravo per vestirmi, le compravo con i soldi che a volte rubavo sul posto di lavoro. I miei principali avevano fiducia in me, perché davo l'impressione di essere un bravo ragazzo, e anche se avevo qualche virtù, sotto sotto c' erano molte cose che non erano buone.

Seguivo la moda per mostrarmi agli altri e far credere che venivo da una buona famiglia, anche se nella realtà non era vero, anzi venivo da una famiglia modesta. Feci anche esperienze nelle discoteche. Fui influenzato dal film: "La febbre del Sabato sera" di John Travolta. Questo film lo vidi diverse volte, comprai persino la cassetta in lingua originale. In casa cominciavo a ballare, e poi in discoteca cercavo di mettere in pratica quello che imparavo. Mi innamorai talmente della danza, che dopo qualche mese feci un primo piccolo spettacolo in una discoteca. Quel Sabato sera mi sentii particolare, perché ebbi modo di ballare da solo e tutti gli occhi erano su di me. Andai nel bagno e guardandomi allo specchio dissi: «Hai visto Antonio? Ce l'hai fatta, vai avanti cosi», e provai una certa soddisfazione.

Ci fu poi il periodo in cui uscirono i film di Rocky e di Schwarznegger. Mi piacevano molto questi personaggi per il loro carattere. Nei film mostravano di essere dei tipi duri, decisi, che sembrava non sbagliassero mai. Io invece mi vedevo ingenuo, e venivo preso in giro dagli amici. Cominciai allora a fare palestra in casa. Un giorno, un mio amico che era stato nella Marina Militare, mi parlo di un corpo speciale chiamato "Incursori", che erano un po’ come dei "Rambo" in miniatura. «Se riuscissi ad entrare nella Marina Militare», pensavo, «poi in quel corpo speciale, potrei realizzarmi». In questo corpo, infatti, devi diventare un tipo duro, praticare arti marziali, imparare ad usare le armi. Io non mi accettavo per il mio carattere, e volevo dare agli altri un immagine diversa dalla realtà.

Quando entrai nella Marina Militare fui assegnato ai sommergibili, e per un primo momento trovai questa esperienza interessante, ma poi diventò anche quella un'abitudine.

Fui profondamente ferito da un mio amico, e mi sentivo particolarmente abbattuto. Fu proprio in quel periodo che lessi su un giornale di una ragazza di colore che era trattata male in una scuola di bianchi. Ci rimasi male e pensai: «Perché nel mondo devono succedere queste cose?». Piansi, ma in realtà stavo piangendo perché vedevo la mia vita, mi vedevo un fallito. Ricordo che in quel momento invocai il Signore. Ormai non vedevo nessuna speranza per cambiare la mia vita da me stesso, e invocai Dio come l'unico che mi poteva capire e che avrebbe potuto fare qualcosa per me. Dissi: «Signore, solo tu puoi cambiare la mia vita! Io ci ho provato, ma vedo che sono sempre lo stesso. Questa volta fallo tu, ti prego, non ce la faccio più a vivere in questo modo».

Passarono circa un paio di settimane, e un Sabato sera, mentre stavo passeggiando sul lungomare di Taranto con degli amici, incontrammo un gruppo di ragazzi che stavano predicando il Vangelo. Mi avvicinai per curiosità, e feci amicizia con un ragazzo che si chiama Maurizio, il quale mi mostrò attraverso la sua vita l'amore di Gesù Cristo. Mi parlò in una maniera molto semplice di quello che Dio aveva fatto nella vita dei suoi genitori e nella sua stessa vita. Quella sera ebbi anche l'opportunità di conoscere un ufficiale che era imbarcato sul mio stesso sommergibile. Lui stesso si prese l'impegno di venirmi a prendere per portarmi alla comunità. Ascoltai i loro canti e la predicazione portata da un pastore, ma non capii un gran che, anche se in seguito provai una grande gioia.

Maurizio mi regalò un Nuovo Testamento che cominciai a leggere, e mentre lo leggevo vedevo come il Signore Gesù con la sua Parola toccava il mio cuore mostrandomi le cose non buone che c'erano nella mia vita. Continuai a leggere la Bibbia e ascoltare delle predicazioni, fino a realizzare che io ero un peccatore e che era proprio il mio peccato che mi separava da Dio. Compresi che Lui aveva mandato il suo Figliuolo Gesù, il quale era morto per i miei peccati, e che ora potevo ricevere il perdono per iniziare una vita nuova. Presi così una decisione, e ricordo che questo portò dei cambiamenti nella mia vita.

La prima sera che cominciai a leggere il Vangelo, mi riconciliai con quel mio amico che mi aveva ferito tempo prima, e quando ritornai a casa, a Varese, nei periodi di licenza, chiesi scusa a tutte la persone che avevo in qualche modo offeso. Feci anche delle restituzioni per dei furti che avevo commesso. A volte non era facile, però ricordo che chiedevo al Signore la forza per farlo, e Lui veramente mi sostenne. La danza per me era molto importante, ma arrivai al punto di lasciarla, perché la praticavo con motivazioni di orgoglio. La lasciai per dedicarmi di più al Signore e per avere più tempo per leggere la Sua Parola.

Il Signore Gesù ha cambiato la mia vita, lui ha portato il suo amore, la sua presenza, la sua pace, anche se da un altro lato Gesu ci chiama a portare la nostra croce, cioè a dire no a quelle cose che vorrebbero prendere il nostro cuore. Certo, nella Marina Militare, con i colleghi di lavoro, a volte non è stato facile. Ho potuto vedere, sia lì che quando andavo a casa in licenza, che a volte proprio coloro che erano stati i miei migliori amici, sono stati quelli che non volevano avere più niente a che fare con me. Ma posso dire, adesso che sono passati quattro anni e mezzo, che l'unico amico fedele è il Signore Gesù.

Da 28 anni sono qui alla tenda, e mi trovo qui perché quando ero nella città di Taranto una sorella della comunità mi parlò un po’ della tenda. Io riflettevo: «Chissà, forse io potrò andarci!», anche se la cosa mi sembrava difficile, avendo una carriera militare davanti. Poi mi chiedevo:. «Cosa dirà mia madre?». Alla fine pero ho detto: «Signore sia fatta la tua volontà». Proprio in quel tempo, dovevo rinnovare la firma per rimanere nella Marina Militare, e pregai così: «Signore, questa volta io lo farò senza farmi raccomandare da nessuno, mi affido solo alle tue mani». Un giorno il capitano mi fece chiamare e mi disse che per mancanza di posti non avrei potuto più rimanere lì. Pensavo di tornare a casa e di trovarmi un lavoro, ma proprio in quel periodo la tenda si trovava a Taranto, così mi ricordai dell'invito fatto da quella sorella, e andai lì per stare un po’ come ospite. Ora sono già passati diversi anni, e dico grazie al Signore per questa grande opportunità per poterlo servire a tempo pieno, benedicendomi  con una moglie e due bambini. Pace a voi.

Famiglia:
Antonio è il marito di Francesca: hanno due figli.